Cellule staminali : La medicina del futuro a portata di tutti

Autore : Luisa Nardelli

Si sente parlare sempre più spesso delle “miracolose” cellule staminali e dei possibili utilizzi per curare tutta una serie di patologie più o meno  gravi . Oggi le vostre Spytwins vogliono fare un po’ di ordine su un argomento molto dibattuto  e che certamente merita un approfondimento. Ma c’è una bella notizia che vogliamo darvi subito : questa “tecnologia “ sta diventando sempre di più alla portata di tutti ed oggi grazie anche al prezioso aiuto del Dott. Raffaele Siniscalco , Presidnte della Simed centro di Medicina e Chirurgia Estetica che abbiamo intervistato per voi , cercheremo di fornirvi un panorama chiaro e dettagliato su come possiamo utilizzare le cellule staminali per rimanere  sane e belle più a lungo.



 Ma cosa sono le cellule staminali? Sono delle cellule indifferenziate, cioè non ancora specializzate e che quindi non svolgono una funzione distinta all’interno dell’organismo ma che sono in grado di generare, in questa particolare fase del loro sviluppo, altre cellule destinate a differenziarsi e quindi a trasformarsi nei tessuti e negli organi che li ricevono.

Tale caratteristica, che solo queste particolari cellule hanno, garantisce non solo il ricambio ma anche la rigenerazione degli organi e dei tessuti danneggiati e non solamente a causa dell’invecchiamento fisiologico ma anche di malattie o incidenti. Nei prossimi anni ci saranno dei risvolti evolutivi sorprendenti e sempre di più sarà considerata un’arma preziosissima contro malattie oggi incurabili come il Parkinson , l´Alzheimer, Tumori e malattie genetiche rare

 Ma dove si trovano queste prodigiose cellule? Nel corpo umano adulto le cellule staminali si trovano un po’ ovunque, nel midollo osseo, nel cervello, nello strato più profondo della pelle, cioè nel derma, nella polpa dentaria ma anche nel cordone ombelicale dei neonati e si dividono in: totipotenti, cioè che sono in grado di diventare parte di qualunque tessuto organico, in questo caso però estrarle richiede inevitabilmente la soppressione di un embrione umano, per questo in molti paesi è vietato il loro utilizzo, in pluripotenti, cioè che possono trasformarsi in cellule di molti organi o tessuti, ma non in tutti, e in unipotenti, cioè che possono diventare cellule di un solo tipo.




Di recente è stato scoperto che anche il latte materno ne è una potenziale fonte; tuttavia, la vera miniera di totipotenti, cioè quelle cellule che possono essere usate per sostituire quelle affette da deficit genetici, è l´embrione umano.

 Il grande dilemma di natura etica che ha portato l’Italia, così come molti altri paesi, a vietare questa pratica consiste, infatti, nel chiedersi se sia giusto o meno sacrificare degli embrioni conservati per utilizzarne le staminali.

 Da circa 10 anni le cellule staminali rappresentano una vera e propria innovazione nel campo della medicina estetica in che modo possono essere utilizzate ?

 Nel nostro campo utilizzare le cellule staminali significa sì ottenere un risultato estetico ma ciò che cambia, rispetto alla medicina estetica tradizionale, è che il ringiovanimento ottenuto viene prodotto da un processo rigenerativo del tessuto e quindi non più con le metodologie usate fin adesso, sempre valide sia ben chiaro, ma che nulla hanno a che vedere con queste che sono assolutamente avveniristiche. Le cellule staminali possono essere utilizzate per il ringiovanimento cutaneo del viso, del collo, del decolletè, delle mani ma utilizzate anche come un filler, cioè come riempimento, quindi non solo per il trattamento delle rughe, delle labbra, degli zigomi ma anche per ripristinare aree importanti quali quelle del seno e dei glutei, per la ricrescita dei capelli, soprattutto per i giovani, in quanto sono i soggetti ideali per fare un lavoro di prevenzione.

Inoltre possono essere utilizzate anche per creare delle creme autologhe, cioè con materiale biologico proprio, quindi entriamo nel mondo della dermocosmetica cioè di quella materia che tratta la pelle e trova soluzioni che tendono al ripristino delle problematiche a essa correlate attraverso l’utilizzo di preparati cosmetici arricchiti da principi attivi funzionali. Diciamo che chi intraprende questo percorso è un po’ come se avesse una banca di cellule che può utilizzare nel corso della propria vita e quindi ogni volta che ne ha bisogno.




 Molti non sono realmente a conoscenza della fonte da cui vengono prelevate le cellule staminali e questo fa sì che ci sia ancora oggi una larga fetta di persone che nutre una certa ritrosia nell’accettare questa metodica assolutamente rivoluzionaria. A tal riguardo può farci un po’ di chiarezza?

 Non esiste alcun problema di ordine morale e adesso le spiego anche perché. Nel campo della medicina e della chirurgia estetica, utilizziamo solo ed esclusivamente le cellule staminali mesenchimali del grasso, chiamate ADSC cioè cellule staminali adulte derivate dal sistema adiposo, ovvero quelle prodotte da un organismo già sviluppato. Inoltre tali cellule sono esclusivamente autologhe cioè appartengono alla stessa persona che ha fatto richiesta del trattamento. Si è visto inoltre che il tessuto adiposo adulto è la fonte più ricca di mesenchimali che sono da 100 a 1000 volte superiori rispetto a quelle presenti nel midollo osseo che veniva utilizzato in passato.. Dal punto di vista laboratoriale, inoltre, sono molto più malleabili, e quindi più facili da mettere in coltura, e grazie alla loro caratteristica di essere pluripotenti possono essere utilizzate in diversi trattamenti; un altro aspetto di cui tenere conto è che se sono giovani è decisamente meglio.





 Adesso scendiamo un po’ più nel vivo della questione con un esempio pratico: una persona decide di intraprendere da lei un trattamento con le cellule staminali ,come si svolge l’intero percorso?

 
La prima cosa che faccio in assoluto è la prescrizione di un esame del sangue in quanto gli esami sierologici sono assolutamente necessari per conoscere il reale stato di salute della/del cliente. Il decreto legislativo numero 16 del 25 gennaio 2010 ci impone, infatti, di eseguire questo controllo sierologico costituito da 6 esami che vanno svolti nell’ arco dei 30 giorni precedenti al prelievo di grasso che successivamente verrà effettuato al paziente ma andiamo per ordine. Le faccio un esempio: l’ HIV deve essere negativo così come il test della sifilide, quello per l’epatite B e C e tutti gli altri. Una volta avuti i risultati questi vanno inviati immediatamente al laboratorio in modo tale che i medici biologi abbiano il tempo di controllarli ed eventualmente correggere alcuni problemi che potrebbero verificarsi. A parte che per procedere è richiesto che i risultati siano ovviamente tutti negativi, potrebbero verificarsi problematiche comunque risolvibili quali, per esempio, esami incompleti o dubbi o altri errori vari che comunque per essere eliminati richiedono un ampio margine di tempo prima del prelievo. Quando tutto è a posto il laboratorio manda un kit di trasporto allo studio medico con dei contenitori sterili che hanno lo scopo di preservare l’integrità del campione biologico del paziente. A questo punto è tutto pronto per effettuare il lipoaspirato che verrà spedito ai laboratori dentro il contenitore sterile che verrà, a sua volta, contrassegnato con un’apposita etichetta che ha lo scopo di garantire la tracciabilità del campione. Il tutto verrà inserito dentro una biobag cioè un  sacchetto in plastica auto-sigillante finalizzato al trasporto di materiale biologico.  Nello stesso pacco al laboratorio vengono spediti dei documenti che verranno compilati sia da me che dal paziente e che consistono in una scheda identificativa e anamnestica del richiedente. Questi documenti forniscono una serie di informazioni che riguardano il paziente stesso e cioè i suoi dati anagrafici, il suo quadro anamnesico complessivo e alcuni dettagli che riguardano il prelievo e cioè il nome del chirurgo che lo ha effettuato, la sede anatomica in cui è stato fatto nonché il volume totale del materiale prelevato. Il secondo documento fornisce, invece, indicazioni su quale trattamento il cliente desideri eseguire insieme alla data nella quale si svolgerà e infine il consenso informato in duplice copia. Una volta che il materiale biologico arriva in laboratorio viene controllato dai medici e se tutto è a posto si procede alla coltura cioè all’estrazione delle cellule staminali e alla loro moltiplicazione. Il tempo richiesto per quest’operazione è di 10/12 giorni circa, a volte anche un po’ di più, dopodiché si potrà rilasciare il campione. .

 La fase successiva a questa varia a seconda di ciò che il paziente ha deciso di fare, nel senso che alcuni scelgono di utilizzare una parte delle proprie cellule nell’immediato e di crioconservare le rimanenti mentre altri, anche se raramente, però a volte accade, decidono di crioconservare tutto. A questo punto il laboratorio rinvia lo stesso kit al medico, stavolta con il prodotto finale, il quale potrà procedere con il trattamento. Una cosa importante da sapere è che il laboratorio insieme al lotto di cellule staminali espanse invia anche una scheda di rilascio del prodotto finito cioè un documento che fa riferimento all’utilizzo esclusivamente autologo del materiale, il codice del campione e il numero di cellule rilasciate nonché la vitalità dello stesso.

      


Dott. Siniscalco, lei ha fatto riferimento all’eventualità di utilizzare una parte delle proprie cellule staminali nell’immediato e di conservarne un’altra per un tempo successivo. Cosa intende più precisamente con questa affermazione?

Quello che voglio dire è che chi lo desideri ha la possibilità di farsi fare un prelievo da me e di utilizzare, una volta pronte, solo una parte delle sue cellule staminali e di conservare tutte le altre per eventuali utilizzi futuri. Con soli 20 ml di grasso, che poi sarebbe il minimo quantitativo di prelievo possibile, si possono ottenere 20 fiale di cellule staminali che potranno essere crioconservate in laboratorio per 3 anni. Questo nel caso in cui il paziente decida di non fare nulla nell’immediato, altrimenti si utilizzeranno quelle che servono e le altre potranno sempre essere conservate. Un’altra opportunità, per chi lo desideri, è quella di ottenere, sempre dalle proprie cellule staminali, 12 creme che verranno utilizzate 1 al mese nell’arco di un anno dal primo trattamento.
Diciamo che tutto dipende da quello che deve fare la/il cliente.

 Qual è il vantaggio di utilizzare le cellule staminali al posto di un semplice filler già noto?

Anche se i risultati all’apparenza potrebbero sembrare uguali in effetti i due procedimenti sono diversi. Diciamo che solitamente la scelta viene fatta in funzione di quali siano le aspettative della/del cliente nel senso che se questa/o desidera un effetto immediato, ovviamente è consigliabile fare un filler. Utilizzando le cellule staminali ciò non può accadere in quanto il cambiamento è graduale nel tempo e non istantaneo; questo fattore, che da alcuni potrebbe essere considerato uno svantaggio, in realtà non lo è affatto, piuttosto è l’esatto contrario in quanto l’esito, anche se più lento, risulta più naturale e più duraturo anche se comunque, per amor del vero, devo dire che la durata è sempre soggettiva. Solitamente varia da uno, un anno e mezzo, anche due, se non addirittura per sempre, dipende non solo dalla risposta individuale ma anche dallo stile di vita condotto dal paziente. E’ bene anche sapere che il trattamento segue comunque l’invecchiamento naturale della persona.




L’utilizzo delle cellule staminali può essere  valido anche  nel riempimento volumetrico del seno e dei glutei?

 Innanzitutto non è possibile paragonare una mastoplastica additiva con un riempimento volumetrico del seno o dei glutei ottenuto con le cellule staminali in quanto sono due procedimenti completamenti diversi. Se si rivolge a me una cliente che desidera sfoggiare nell’immediato un bel decolleté, spesso questo accade all’approssimarsi della stagione estiva, non posso che consigliarle la mastoplastica additiva in quanto con questo metodo i risultati si ottengono subito; se invece può attendere e desidera seguire un procedimento quanto più possibile naturale, l’altro diventa quello più adatto. Questo ovviamente lo dico perché come abbiamo visto le cellule staminali utilizzate nel trattamento del rimodellamento corporeo dei tessuti molli, nei fillers e nei trattamenti anti-age danno degli aumenti volumetrici non evidenti nell’immediato ma che garantiscono un risultato del tutto naturale e inoltre non solo viene migliorato il volume ma anche la qualità cutanea. Un altro vantaggio da non sottovalutare assolutamente è che la procedura con le staminali non è assolutamente invasiva e quindi emotivamente più accettata .

 
Invece per quanto concerne le rughe  e il ringiovanimento del viso?

 Per quel che riguarda il ringiovanimento del viso vengono effettuate delle piccole punture molto superficiali, in un certo senso molto simili a quelle che si fanno da circa 40 anni e cioè una biostimolazione molto leggera, vitamine, sali minerali, oligoelementi. Attraverso questi aghi molto piccoli e sottili vengono inserite nella pelle le cellule espanse che cominceranno così a effettuare gradualmente la loro azione rigenerativa nel tessuto.

                   


 Dopo quanto tempo si vedono i risultati e quando si può ripetere il trattamento?

 Dopo circa 6 mesi si vedono i primi risultati ed è possibile ripetere il trattamento quando lo desideri la/il cliente; diciamo che fondamentalmente questa scelta viene effettuata quando ci si accorge dei primi cedimenti, di sicuro, però, non prima dei 6/8 mesi in quanto questo è il tempo necessario che occorre alle cellule di sviluppare il loro meccanismo d’azione. In ogni modo i trattamenti possono essere pianificati anche in partenza.


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