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Delitto di Garlasco, la Cassazione conferma la condanna a 16 anni per Alberto Stasi

Data pubblicazione : 11/12/2015




Alberto Stasi, 33 anni, ha ucciso il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia, la fidanzata Chiara Poggi. Questa è la decisione definitiva della Corte di Cassazione di Roma, che ha confermato la condanna a 16 anni di carcere.

Stasi era stato assolto due volte e poi condannato a 16 anni nel dicembre dello scorso anno, al termine dell´appello bis deciso dalla Suprema Corte. 

I giudici non hanno dunque seguito le indicazioni del procuratore generale Oscar Cedrangolo, che nella sua requisitoria aveva definito l´impianto accusatorio come "debole" chiedendo poi l´annullamento della sentenza.

"In questa sede non si giudicano gli imputati, ma le sentenze. Io non sono in grado di stabilire se Alberto Stasi è colpevole o innocente. E nemmeno voi" aveva detto il pg "ma insieme possiamo stabilire se la sentenza è fatta bene o fatta male. A me pare che la sentenza sia da annullare."

"L´annullamento che chiedo è con rinvio" aveva sottolineato poi il pg  "per una questione di scrupolo e rispetto nei confronti del grido di dolore di tutte le parti. Il rinvio servirà per nuovi accertamenti prove e valutazioni."

"E´ dispiaciuto ciò che è successo ieri in aula" ha dichiarato Gianluigi Tizzoni, avvocato della famiglia Poggi, dopo la sentenza "Non abbiamo compreso l´atteggiamento del pg."

"Quella confermata è la pena per il rito abbreviato prevista dalla legge e va rispettata" ha risposto il legale quando gli è stato domandato se ritiene la pena troppo lieve "In questo processo ci sono stati tanti tentativi di depistaggio. Ringrazio a nome dei famigliari di Chiara tutti coloro che ci sono stati vicini in questi anni" ha poi aggiunto.

"Giustizia è stata fatta, quella che volevamo" ha dichiarato la madre di Chiara Poggi "Non bisogna mai gioire per una sentenza di questo tipo. Questa è una tragedia che ha colpito due famiglie. La nostra ha perso una figlia di 26 anni, l´altra ha in un certo senso perso un figlio."

"Finalmente hanno ascoltato Chiara" ha ancora aggiunto la donna "Noi sapevamo di dover andare avanti per cercare la verità per nostra figlia e lo abbiamo fatto. Non potevamo arrenderci, era un nostro dovere."

Incredulità invece per i legali della difesa: "E´ una sentenza che non sta né in cielo né in terra. E´ stato un processo mediatico. Una persona che avesse compiuto un delitto del genere, avrebbe meritato l´ergastolo" ha dichiarato il legale di Stasi.

Come indizio più importante a carico di Stasi, l´accusa aveva portato la prova delle scarpe immacolate che il ragazzo indossava nel momento in cui si era recato in caserma sostenendo di aver trovato il cadavere della fidanzata.

Secondo l´accusa era impossibile che l´imputato non si fosse sporcato le scarpe di sangue, mentre la difesa aveva sostenuto che il fatto fosse dovuto all´idrorepellenza delle suole e che le eventuali tracce ematiche fossero state rilasciate dopo l´essicazione.




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