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Lamberto Sposini ricorre in appello contro la RAI: 'Risarcimento da 10 milioni di euro per soccorso inadeguato dopo ictus'

Data pubblicazione : 07/09/2015




Lamberto Sposini, 63 anni, non intende accettare la sentenza del primo grado che lo scorso 26 febbraio non aveva concesso al giornalista il risarcimento richiesto alla RAI, per gli errori che a suo vedere ci sarebbero stati nelle prime cure ricevute dopo l´ictus che lo ha colto nel 2011, negli studi del programma di RAIUno ´La vita in diretta´.

Sposini si è duque rivolto alla Corte d´Appello di Roma chiedendo 10 milioni di euro di risarcimento alla televisione pubblica. Il dibattimento inizierà nel luglio del prossimo anno e il giornalista spera di ribaltare la sentenza del giudice di primo grado, Maria Pia Magaldi.

La Magaldi, nelle motivazioni della sentenza favorevole alla RAI ha sottolineato come subito dopo il malore di Sposini fossero intervenuti negli studi RAI un medico e un´infermiera e che prontamente venne chiamato più volte il 118.

La mancanza di tempestività nei soccorsi, ha aggiunto il giudice nella sua sentenza, non può essere imputata né all´azienda di Viale Mazzini, né a coloro che hanno prestato i primi soccorsi in studio, ma ai tempi di attesa del 118.

"La lamentata mancanza di tempestività" si legge nella sentenza "E´ ascrivibile ai tempi attesi per l´arrivo dell´ambulanza nonostante le ripetute telefonate al 118: è´ evidente che in ordine a tale disfunzione del servizio del 118 (che ha inviato un´ambulanza che si trovava distante dagli studi di via Teulada) alcuna responsabilita´ puo´ essere iscritta al datore di lavoro."

Secondo i legali del giornalista invece, i soccorsi sarebbero stati messi in atto "senza avere adottato una procedura o comunque ogni misura idonea a gestire l´intervento in regime di emergenza e/o urgenza" mentre i medici sarebbero "incorsi in grave colpa in sede di diagnosi e nella gestione dell´intervento stesso, oltre che nella coordinazione dei soccorsi per quanto di loro competenza-"




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