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Cannes 2018, 'Dogman' di Matteo Garrone conquista il Festival





Al Festival di Cannes, nelle scorse ore è stato il turno di ´Dogman´ di Matteo Garrone, che è stato accolto molto calorosamente. Al termine della proiezione sono stati riservati alla pellicola del regista romano dieci minuti di applausi. Per Garrone, 49 anni, è la quarta volta sulla Croisette. Tre anni fa ha partecipato con ´Il racconto dei racconti´, mentre in precedenza ha vinto due Grand Prix della giuria con ´Gomorra´ e ´Reality´.

Dogman prende spunto da un caso di cronaca nera avvenuto negli anni ´80. Al centro dello scioccante caso c´era la figura di Pietro De Negri, soprannominato "er canaro" in conseguenza del suo lavoro di toelettatore di cani, che sotto l´effetto di stupefacenti seviziò in modo crudele e indicibile un piccolo criminale romano, Giancarlo Ricci.


La locandina del film ´Dogman´ (2018)

Il film di Garrone riprende in parte quelle vicende, ma non intende affatto esserne una cronaca fedele: "Dogman è un film che si ispira liberamente a quel fatto di cronaca nera accaduto trent´anni fa", ha spiegato Garrone al quotidiano la Repubblica, "ma che non vuole in alcun modo ricostruire i fatti come si dice che siano avvenuti."

La pellicola, girata sul litorale domizio, vicino a Castelvolturno, è interpretata da Marcello Fonte (´Io sono Tempesta ´, ´La mafia uccide solo d´estate´) e da Edoardo Pesce (´La verità, vi spiego, sull´amore´, ´Fortunata´), che interpretano rispettivamente il protagonista che diventa suo malgrado aguzzino e la sua vittima.


Una scena del film ´Dogman´ (2018)

"Ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura dodici anni fa", ha spiegato ancora Garrone. "Nel corso del tempo l´ho ripresa in mano tante volte, cercando di adattarla ai miei cambiamenti. Finalmente, un anno fa, l´incontro con il protagonista del film, Marcello Fonte, con la sua umanità, ha chiarito dentro di me come affrontare una materia così cupa e violenta, e il personaggio che volevo raccontare: un uomo che nel tentativo di riscattarsi dopo una vita di umiliazioni, si illude di aver liberato non solo se stesso, ma anche il proprio quartiere e forse persino il mondo. Che invece rimane sempre uguale, e quasi indifferente".

Pari entusiasmo era stato dimostrato nei giorni scorsi in Costa Azzurra anche per l´altro film italiano in corsa per la Palma d´Oro, ´Lazzaro Felice´ di Alice Rohrwacher, il che fa ben sperare, e l´ipotesi di un premio per il nostro cinema al termine di questa 71/a edizione del Festival del cinema di Cannes, a questo punto non è azzardata.




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