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Elena Santarelli parla per la prima volta in un'intervista della malattia del figlio





Elena Santarelli parla per la prima volta in un´intervista della malattia di suo figlio Giacomo, che compirà 9 anni tra pochi giorni e a cui nel novembre dello scorso anno è stato diagnosticato un tumore celebrale. Una diagnosi che ha cambiato radicalmente la vita della showgirl e del marito, l´ex calciatore Bernardo Corradi. La coppia ha anche una figlia, Greta, nata nel marzo del 2016.


Elena Santarelli / Instagram

"La cosa peggiore è che non ero presente alla risonanza", ha raccontato la Santarelli in un´intervista rilasciata al Corriere della Sera, ricordando il giorno della diagnosi fatta al figlio. "Ero stata operata all’anca e avevo stampelle e dolori, è andato solo Bernardo, ma non avevamo sospetti, era un esame fatto per precauzione. Quando mio marito è tornato a casa, gliel’ho letto in faccia. Sono andata in bagno e ho vomitato. Poi, mi sono messa a piangere in silenzio, per non farmi sentire da mio figlio. Giacomo mi ha chiesto di giocare alla Playstation e l’ho fatto. Ho passato la notte su Internet a cercare le parole del referto e a chiamare amici che conoscevano medici."

La Santarelli ha poi spiegato di aver dovuto imparare a comportarsi come niente fosse anche di fronte a quel dramma, il peggiore incubo di ogni genitore: "I primi giorni, stavo come una scappata di casa e non è da me. I bimbi sono astuti, ho capito che dovevo farmi la piega, mettere il solito rossetto, anche se mi sentivo giudicata, in ospedale, col rossetto. Ma ho fatto bene."


Elena Santarelli / Instagram

L´annuncio della malattia del figlio fatto dalla Santarelli e da Corradi ha portato come conseguenza i commenti dei soliti hater imbecilli, ma anche tanta solidarietà e lettere di altri genitori che hanno i figli malati: "Non mi piace quando mi scrivono che sono una grande mamma. C’è un esercito di mamme di pari forza e pure lontane da casa. E io ora posso permettermi un tuffo in Versilia e mi sento in colpa, ma posto lo stesso la foto, per dire che non si deve smettere di vivere."

E vivere significa guardare avanti: "Aspettiamo di sentirci dire che siamo a fine terapia. Non sarà presto. Il percorso è lungo, confidiamo di essere nell’80 per cento che si salva", si augura poi e non può impedirsi di scoppiare in lacrime ricordando il momento peggiore quando, di notte, con la torcia, andava a raccogliere i capelli del figlio dal cuscino, per non farglieli trovare al mattino: "Quei momenti erano una pugnalata. Metti al mondo un figlio e vuoi proteggerlo, ma non sai che puoi sentirti così tanto impotente."


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